Da mi XXXXX mille

Buone cose di pessimo gusto dal catalogo  www.talariaenterprises.com: scatola da regalo con la scritta 'Da mi basia mille'

In zona “analisi contrastiva” rimpolpo ora la pagina sul carme 5 con l’abbondante dozzina di traduzioni riportate da Giovanni Sega, Tradurre la poesia, cit., pp. 36-42 (purtroppo con citazione bibliografica imprecisa, che pian piano cercherò di integrare).

Inter alia, il Sega segnala due casi di censura affini a quello dell’abate Rigord:

Viviam, mia Lesbia, e ‘n pace amiamci,
E tutti i strepiti tegniam per nulla
De’ vecchi rigidi: tramontar puote
E poi rinascere a mane il sole:
A noi perpetua da dormir resta
Notte nerissima, poiché una fiata
Questa ne spensesi fral luce breve.

(abate Raffaele Pastore, Venezia, 1797)

La traduzione Pastore arriva fino al v. 6, per i motivi spiegati dal cauto abate nella premessa Al lettore:

Torna a luce dopo qualche altra edizione, ch’ha ella avuto altrove, questa traduzione, lavoro della prima gioventù del suo Autore: di cui non è stato l’ultimo pensiero quello dell’esaminare con attenzione questi tre Poeti [Catullo, Tibullo, Properzio], e troncarne quando di netto i poemi, quando in parte, ovunque vi leggesse oscenità, per non farne uscir così libera, e sfrenata la versione sotto gli occhi del pubblico. L’oscenità e la licenza non è mai d’aver corso. […] Non ogni volta che si nomina donna, bellezza, amore, Imeneo, è da farsi così indiscretamente man bassa: ma ciò solo quando vi sia un sentimento osceno, o a quello analogo. Egli non ha perdonato in simili tratti a leggiadria di pensiero, e di poesia. Egli v’ha dato di penna senza esitazione: ma colla stessa fermezza ha lasciato correr quant’altro non gli pareva di tal carattere, ancorché potesse per ventura aver talvolta un doppio senso, tenendo però cura di render nella sua traduzione il sentimento migliore, e secondo onestà. Quei di buon senso, i ragionevoli, i moderati ne saranno soddisfatti: e ‘l dovrebbon esser anco i più rigidi, vedendo così risecati questi poeti, che son ridotti quasi quasi a metà”.

A partire dalla quarta edizione (Bassano, 1805), per togliere al carme quel residuo di “proibito” che, pur ridotto a meno della metà, conservava, Pastore lo intitola Frammento - A sua Moglie.

La seconda censura è direttamente sul testo latino, nell’edizione castigata di L. Portelli (Roma, 1836):

Admonitu mortis ad hilariter vivendum socios cohortatur

Vivamus, socii, iocosque amemus,
Rumoresque senum seveniorum
Omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt:
Nobis, cum semel occidit brevis lux
Nox est perpetua una dormienda.

Così Sega, p. 44:

la si può considerare una “traduzione” sui generis, di tipo endolinguistico, perché riporta il testo latino originale con una reinterpretazione del v. 1 e una espunzione dal v. 7 in poi, che rendono molto diverso il significato del carme catulliano.

La reinterpretazione è completata dal titolo e da una nota di critica alle concezioni “non cristiane” di Catullo:

Ita loquuntur quibus animum simul cum corpore exstingui persuasum est, nullumque fore de rebus, quas in vita gesserimus, iudicem, unde et virtutum praemia et flagitiorum poenas exspectare debeamus. Nos contra qui maximo Dei beneficio Christiani sumus, tantum abest ut mortis cogitatione pro vitiorum illecebra abutamur, ut ea potissimum cupiditates coercere soliti simus: aeterna scilicet bona spectantes, quae pie atque honeste vitam agentibus ille actionum humananum arbiter pollicetur.

Classics Libri 26 Giugno 2008, 00:42  



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