Bibamus igitur

Ritratto di Paulus Melissus Schede (1539-1602)

Torno brevemente sull’infelice Beviam mia Lesbia dell’abate Rigord. Il facile rivolgimento di vivamus in bibamus voleva rendere l’invito più simposiale che erotico, più oraziano che catulliano, forse più biblico che pagano (Rigord aveva certo in mente Is. 22, 13 comedamus et bibamus, cras enim moriemur).

La variante ha avuto una certa fortuna. Ne trovo un primo esempio tra le parodie oraziane, catulliane, properziane, virgiliane di Paulus Melissus Schede (1539-1602):

Musoenophilus

Bibamus, mea Phyllis, et canamus
Catonumque minas molestiorum
Omnes nullius heu pili putemus.
Mures se occulere et sitire discant;
Musicis, simul aestuat Canis vis,
Vox est perpetuo mero irriganda.
Da mi cymbia quinque, deinde septem;
Dein quinque altera, dein secunda septem;
Dein usque altera quinque, deinde septem;
Post, cum cymbia multa fuderimus,
Degulabimus illa, ne patescant,
Aut ne quis queat annotare censor,
Cum tantum audiat esse cymbiorum.

(Paulus Melissus Schede, Meletematum piorum libri 8. Paraeneticorum 2. Parodiarum 2. Psalmi aliquot, Frankfurt/M., Commelin, 1595, p. 384 ora in Camena. Lateinische Texte der Frühen Neuzeit)

Due spiritosaggini più recenti nei romanzi di Carvalho:

“Mudarra mi ha spiegato perché qualche settimana fa ha smesso di andare a lezione dal professore. Carmen Lavalle e il signor latinista erano soli nel suo ufficio. Il professore stava chino su Carmen, con le mani sulle spalle della donna mentre lei era assorta nella lettura del libro sulla scrivania. Sospetto che il professore le desse dei consigli mentre con gli occhi scivolava giù lungo la scollatura in cerca delle valli perdute tra i suoi seni: legga più piano, si goda l’emozione di Catullo. Bibamus mea Lesbia atque amemus…”
“Da dove ha tratto questi versi?”

(Manuel Vázquez Montalbán, Quintetto di Buenos Aires, Feltrinelli, Bologna, 1999, pp. 132-133)

Bibamus, mea Lesbia, atque amemus…” si lanciò Carvalho in latino, pieno di entusiasmo per via della gioia dei sapori e della situazione, e, chiarito il riferimento ai versi di Catullo, brindò ai commensali.

(Manuel Vázquez Montalbán, Millennio. 1. Pepe Carvalho sulla via di Kabul, Feltrinelli, Bologna, 2004, p. 24)

Bernhard Bürzle e Christian Sigmund (due APS) ne immaginano anche una parodia d’età imperiale:

Bisweilen müssen wir auch Lobreden und Trauergebete anfertigen, die bringen am meisten Geld. Am liebsten aber schreiben wir Parodien, vor allem auf kirchliche Texte. Aber nichts und niemand ist vor uns geschützt. Darf ich Ihnen einmal einen etwas anderen Catull vortragen: Bibamus, mea Lesbia…

(Bernhard Bürzle - Christian Sigmund, Als Männer noch Tugend hatten. Reise in eine Längst vergangene Welt, Books On Demand, 2004, p. 95)

*    *    *

Il ritratto di Schede (pessima qualità, non trovo di meglio) proviene da Jean-Jacques Boissard - Theodor de Bry, Bibliotheca chalcographica, hoc est Virtute et eruditione clarorum Virorum Imagines, Heidelberg, Clemens Ammon, 1669, p. 237.

E visto che ci giro ancora intorno, segnalo gli aggiornamenti in zona “analisi contrastiva di traduzioni”: ora c’è qualcosa di Virgilio, nuovi Catulli, nuovi carpe diem (un po’ in disordine…), una pagina di “Note di traduzione”. Volendo proporre qualche materiale anche per la prosa, inizio con i discorsi di Dama e Seleuco nel Satyricon.

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