Dall’alto del suo seggio

Citazione lunga, ma di lunghezza funzionale all’effetto:
«… Animo, ragazzi, fra cinque ore, all’alba, si decide la nostra sorte. I trepidi e gli scuorati non escano neppure di cambusa, domani dopo il cicchetto della staffa. Ma non ce ne saranno, no? (sguardi penetranti e decisi in fondo agli occhi di tutti gli astanti) Certo, si va e non si sa se si torna, ma perciò è bella la vita! E se è vero che avete fiducia in me… Io non vi ho insegnato nulla, e non è vero, come dite spesso, che vi sia superiore in qualche cosa, ma… (ricerca dell’espressione) ma siamo stati compagni in mille imprese gloriose, e il nostro destino non è (compiacenza al modo d’esprimersi degli ascoltatori) che le nostre tibie debbano servire di forchettoni a questi selvaggi. Andate ora, e cercate di dormire sognando le vostre femmine. Tu (a un gesto dell’interpellato:) sì, tu, che sei di guardia, svegliami alle quattro, ohé, anche con una secchia d’acqua se è necessario. Intesi? (gesto noncurante di saluto con due dita a partir dalla fronte) Tu, tu, tu, restate, c’è ancora da discorrere un pochino. (a tutti:) Un momento, gli ordini per domani. (sguardo intenso semicircolare: rapidi gesti a chiamare fuori alternativamente questo o quello, i capi. Barbuglìo, sguardi diritti, gesti forti e decisi a ciascuno. Evidentemente le consegne sulle posizioni da mantenere a qualsiasi costo, sul modo di regolarsi in ogni evento possibile. Le mani accennano qualche volta a un monte o a una forra senza che la testa o lo sguardo le accompagnino. Poi, a ciascuno, gesto del mento per significare: ritorna al tuo posto; quasi contemporaneamente nuovo gesto appellativo della mano di taglio. A un cinese, in cinese:) Capito? di là non deve passare nessuno! (a un italiano in un dialetto meridionale:) Niente rumore, immagina di andare a trovare la moglie di Peppe a casa sua (sorriso furbesco); e non ti mettere a fumare… (a un tedesco in tedesco:) Non si beve birra domattina!… (saluto circolare. Sono usciti. Ai due o tre dello stato maggiore in un dialetto italiano meridionale, come dopo un’improba fatica:) Mah, speriamo bene! Ce ne vuole, ma… a loro si deve dire così (un po’ stanco). Io però me la vedo brutta, domani: questa è la verità. Oh, vediamo allora quelle… (si bussa. Folla. Gridando, ma di nuovo perfettamente autoritario ed imperioso:) Che succede, che è? (ancora in dialetto. Poi:) Che, tu, ragazzo, vorresti venire con noi? (gesto della mano per far scostare la gente dal fondo del quadro di poppa. Estrae con gesto sicuro la grossa rivoltella e la bilancia facendola rapidamente saltare sulla mano) Guarda qui. (getta colla sinistra una grossa moneta. Sparo. La moneta colpita batte sulla parete di fronte e ricade sorda sul piancito) Vediamo tu, ora. E poi, ragazzo, non hai una madre, tu? (porge per la canna la rivoltella al ragazzo) Fa’ qualche cosa tu, ora. (rapido scatto di lato del ragazzo. Sparo fulmineo: la pipa è spezzata fra i denti del nostromo che si afferra intontito la mandibola. Sensazione) Bravo per Cristo! Verrai con noi, allora. (tutti escono. Cenno di saluto. Ascolta, disapprovandolo ma tentato, alcunché dal suo compagno di destra. Inarca le sopracciglia e piega la testa come a dire: chissà, forse, eppure, quasi quasi… Si finge distratto. Ricarica con uno scatto la rivoltella, se la rimette alla cintola: ancora in dialetto:) Per la Madonna, sono stanchissimo. (gesto vago, si alza)…».
Colui che pronunciava queste parole era un vecchio e glorioso capitano di lungo corso. A scanso di inesattezze, poiché non è ben chiaro se si chiamasse Smith o Dupont o Rossi o Mueller o Gonzalez o Ivanov, lo chiameremo Tale. Però, intendiamoci subito, non che egli incitasse e disponesse il suo equipaggio ad una sortita contro qualche bieca tribù delle Isole della Sonda che si fosse, mettiamo, impadronita di un imprudente compagno: le parole surriferite Tale le aveva pronunciate soltanto nell’intimo, confortevole ed amico, del gabinetto di decenza, durante il suo laborioso disimpegno quotidiano.
In questo luogo sacro alla vita interiore degli uomini ed eccitante del loro spirito, qualcuno è andato a scrivere i suoi capolavori, altri a smaltire, con una sublimazione dei più remoti sentimenti, l’amarezza d’un dispiacere amoroso; ma tutti si ripiegano su se stessi, nel ricordo e nella meditazione, e cercano incessantemente d’intendere le ragioni profonde delle cose e della loro stessa anima. Così Tale vi si abbandonava al ricordo e vi riviveva la sua vita eroica e mitica, avventurosa e noncurante.(Tommaso Landolfi, La morte del re di Francia [1935], in Dialogo dei massimi sistemi, Adelphi, Milano, 1996, pp. 29-32)
catalepton:
Citazione davvero troppo lunga, e avrei dovuto proseguire con la trascrizione dell’intero racconto - o almeno della sua prima parte, tutta intessuta di fini annotazioni scatologiche. Almeno a margine, riporto due altri significativi lacerti:
19 Aprile 2008, 13.15