Analisi logica

Studenti che sanno rispondere alla domanda 'Che complemento è?'

FatherMcKenzie fa lo spiritoso e lancia il sasso su it.cultura.linguistica.italiano:

Una mia amica, al primo incarico come profia di latino, mi ha esternato un dubbio e mi rivolgo senz’altro a voi così bbravi: che complemento è: “Tizio fu eletto senatore su consiglio di Sempronio (oppure su iniziativa di)? Certo del vostro amorevole soccorso.

Davide Pioggia risponde così:

È uno dei numerosissimi casi in cui ci si dovrebbe rendere conto conto che il re è nudo: la cosiddetta “analisi logica”, così come viene concepita e insegnata nei testi ufficiali, non esiste come disciplina scientifica, e per altro non ha nemmeno i requisiti per essere definita una forma di creatività, come avviene per le discipline artistiche.

Si tratta di una sorta di falso ideologico, che si è prodotto quando i grammatici hanno avuto bisogno di scrivere una grammatica universale che fosse valida per tutte le lingue. Non avendo costoro gli strumenti culturali per cimentarsi in una tale impresa (figuriamoci, non ce l’ha fatta nemmeno Chomsky) e avendo trascorso la loro infanzia a mandare a memoria rosa-rosae, non hanno saputo fare niente di meglio che cercare di riciclare il latino come lingua universale, dandogli una riverniciata.

Pochissimi insegnanti di lettere saprebbero dire che cosa sia veramente una cosa come il complemento oggetto, fornendone una definizione rigorosa e non ambigua. Per lo più ti rispondono che è quella “parte del discorso” che risponde alla domanda “chi/che cosa?”. Una pena. I pochi che hanno studiato un po’ di grammatica generativa hanno cambiato il loro lessico, ma la mentalità resta la stessa, come quando al posto di “6″ si cominciò a scrivere “sufficiente”: sempre voti erano.

È pur vero che un insegnante di lettere sa riconoscere al volo il complemento oggetto, ma lo sa riconoscere perché dentro di sé sa che è “quella cosa che in latino andrebbe all’accusativo” (anche la traduzione dal greco è tragicamente assurda: per lo meno se dicessimo “causativo” potremmo provare a darci un contegno), e siccome egli - come qualunque essere umano che abbia più di quattro anni - ha in testa un “coprocessore linguistico” che sa bene quando usare l’accusativo in latino, allora egli usa questa sua facoltà universale per fare finta di sapere che cosa è l’accusativo, mostrando di saperlo riconoscere. Ma sapere riconoscere una cosa non equivale affatto a sapere che cosa è quella cosa.

Ora, al di là dei miei toni polemici e come sempre eccessivi, io sono sicuro che una persona intelligente e preparata come te lo sa bene che il re è nudo, che tutto ciò è un colossale falso, e però tu e gli altri queste cose non le dite, e lasciate che i libri li continuino a scrivere le maestrine dalla penna rossa, le quali credono davvero che in un caso come questo dire complemento di causa sia “sbagliato” e invece dire complemento di modo sia “giusto” (o viceversa). Magari glielo hanno dovuto cacciare in testa riprendendole mille volte affinché anche loro si conformassero a quella che è solo una tradizione, ma poi - come sempre accade - tutto quel lavoro di inculcamento che hanno subito se lo sono dimenticato, e ora se un ragazzo dice che “su suggerimento” è complemento di causa quelle lo riprendono, e gli dicono che ha sbagliato, perché è un complemento di modo.

Il re è nudo, diciamolo. Non è possibile a dirlo debbano essere sempre i bambini. Per fortuna io sono molto infantile :-)

Ma il discorso non è nuovo: vedi i tre pistolotti di Maurizio Pistone su A che serve l’analisi logica?, e il saggetto di Nicola Flocchini Terminologia grammaticale, analisi logica e didattica del latino (citato dallo stesso Pistone).

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