L’invenzione delle razze

Altra bibliografia sul tema, in particolare in prosecuzione del post Ancora sulla “questione della razza”.
Spero si capisca: cerco, per passi successivi, di chiarirmi (chiarirci) le idee.
E raccolgo i suggerimenti di pinokkio:
3 libri sul tema del razzismo (in lingua italiana) che secondo me vanno tenuti presente per trattare l’argomento con solide basi, il primo di due sociologi italiani, e gli altri due di un noto ricercatore olandese.
In dettaglio:
- Alfredo Alietti - Dario Padovan (a cura di), Metamorfosi del razzismo. Antologia di testi su distanza sociale, pregiudizio e discriminazione, Franco Angeli, Milano, 2005.
Cito dalla presentazione editoriale:
Una delle conseguenze delle migrazioni in Italia è la crescente paura dello straniero. Sia in campo politico, sia nel contesto della vita quotidiana, sono costantemente rintracciabili discorsi e pratiche che tendono a rappresentare lo straniero o il migrante come un estraneo, un criminale, un nemico. Sebbene la nostra società non pare essere percorsa da forti correnti xenofobe e razziste, è altrettanto vero che gli episodi di aperto razzismo, dei quali sono protagonisti sia comuni cittadini sia operatori istituzionali, sono aumentati in maniera significativa.
Di qui la necessità di mettere a punto degli strumenti teorici ed empirici con i quali cogliere gli atteggiamenti e i comportamenti tipici del rifiuto dell’altro e i diversi meccanismi sociali che producono il razzismo. Questa antologia vuole contribuire a riempire tale vuoto conoscitivo, presentando i testi sociologici più significativi, e inediti in italiano, dedicati al tema del razzismo a partire dai primi decenni dello scorso secolo. La scelta dei saggi ha seguito una logica storica, individuando gli approcci sociologici fondamentali così come si sono storicamente susseguiti nel campo della disciplina.
La divisione per temi proposta ha l’obiettivo di rendere evidente il contesto socio-storico nel quale le teorie e le ricerche empiriche hanno preso forma. Gli approcci presi in considerazione sono: la distanza sociale, il dibattito su razza e casta, il pregiudizio, le “race relations”, migrazioni e razzismo, il nuovo razzismo. L’antologia qui proposta può diventare uno strumento importante sia per i ricercatori impegnati in questo campo di ricerca, sia per gli studenti che trovano testi utili per riflettere sulle basi teoriche ed empiriche del problema del razzismo.
- Teun A. Van Dijk, Ideologie. Discorso e costruzione sociale del pregiudizio, Carocci, Roma, 2004.
- Teun A. Van Dijk, Il discorso razzista. La riproduzione del pregiudizio nei discorsi quotidiani, con una presentazione di Laura Balbo, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 1994.
Van Dijk, linguista, è uno dei più importanti studiosi impegnati contro il razzismo (è tra l’altro autore di numerosi libri e articoli sull’analisi del discorso razzista nella stampa). Ha scritto di lui Laura Balbo, presentando Il discorso razzista:
Io ritengo che questi tre punti costituiscano il filo conduttore del pensiero di Teun van Dijk:
- Siamo collocati dentro una società razzista (nel senso che assumiamo con piena consapevolezza il fatto che ci sono, nella nostra società, componenti e meccanismi che riflettono e generano razzismo).
- Più che ricercare le “cause”, la scelta è di analizzare e mettere in evidenza le molteplici modalità di riproduzione del razzismo.
- E ciò che ci si propone è di fare resistenza: di impedire, interferire con, in qualche modo bloccare i meccanismi, appunto, della riproduzione del razzismo.
Dal suo sito Discourse in Society il tema si apre al filone dei CDS, Critical Discourse Studies (tra l’altro, Van Dijk offre il pdf di News as Discourse, Hillsdale, Erlsbaum, 1998). Ed è per me la “scoperta” fondamentale, che sottotraccia (ad es. parlando di storytelling) andavamo intuendo e che dovremo approfondire.
* * *
Da un articolo del manifesto (”La nostra identità non dipende dai geni”, 6 marzo 2006, p. 13: e non linkerò mai più a un quotidiano che offre solo l’archivio dell’ultima settimana) scopro poi l’attività di Guido Barbujani, che insegna Genetica a Ferrara, e segnalo
- Guido Barbujani, L’invenzione delle razze, Bompiani, Milano, 2006 (da non confondere con Alberto Burgio, L’invenzione delle razze: studi su razzismo e revisionismo storico, Manifestolibri, Roma, 1998).
Una breve presentazione:
Razza: un concetto ancora oggi utilizzato nel dibattito politico-culturale e in diverse aree scientifiche (antropologia, genetica, farmacologia, …). Ma è corretto usarlo? Secondo l’autore no. In questo libro, attraverso un percorso storico-critico, si decostruisce il concetto di razza mostrando come esso non corrisponda ad alcuna entità scientificamente riconoscibile e sia inutile per comprendere le basi delle nostre differenze biologiche e culturali.
In attesa di leggerlo tutto, a giudicare dall’assaggio che Barbujani ne propone, mi sembra un testo chiave: rispetto a Cavalli-Sforza, l’approccio è più mirato ma anche più sistemico.
Tutto il sito di Barbujani è molto interessante: oltre alle sue lezioni di genetica (basate su D. L. Hartl - A. G. Clark, Genetica di popolazione, Zanichelli, Bologna, 1993), assaggi dalla sua produzione scritta. Sembra interessante il suo romanzo Questione di razza, Mondadori, Milano, 2003.
Leggi poi l’intervista di Elisa Manacorda a Barbujani per Galileo. Giornale di scienza e problemi globali; anche se il nostro si impappina proprio sul confine tra razza ed etnia:
La parola “etnia” personalmente non mi piace, perché mi sembra un modo di dire “razza” senza dirlo. “Gruppo etnico” significa invece che nelle Dolomiti, per esempio, ci sono i ladini, che parlano una lingua definita, diversa da quelli che parlano tedesco. Se si ha paura di essere politicamente scorretti, è meglio parlare di coordinate geografiche, di lingue, di religioni, cioè di caratteristiche “fredde”. La razza è una caratteristica “calda”, anche perché non è mai stata riconosciuta obiettivamente.
È vero, beninteso, che “etnia” sta diventando un modo per dire “razza” senza dirlo. Questo tuttavia dimostra solo la “confusione lessicale” (di cui ho già detto) artificiosamente introdotta dal sistema mediatico, e nulla toglie alla “scientificità” del concetto di “etnia”. Non vedo poi perché chiamare in causa la political correctness: il discorso scientifico non ne ha bisogno, e la politica, il sistema educativo, l’immaginario collettivo ne vengono indotti a pensare che per affrontare questioni del genere basta usare nomi “freddi”.
Ma no: non possiamo fondare discorsi di “educazione alla convivenza civile”, multiculturalismo ecc. (penso anche alla scuola) sul galateo. Così la xenofobia non fa che rinforzarsi di stereotipi più eleganti. Servono segnavia corretti (il che dimostra che la nostra discussione non è sterile).
Come dimostrano i Critical Discourse Studies (e credo anche Burgio, che però devo leggermi bene), il “discorso scientifico” non basta - tanto è vero che gli studi genetici non sembra abbiano intaccato il sostrato razzista, e bisogna piuttosto lavorare sulle modalità di produzione e riproduzione dell’intolleranza.
Serve un’idea chiara e condivisa della matrice di questi “problemi”, nel contesto più ampio della riflessione su stereotipi e pregiudizi. E direi che si rivela fondamentale proprio il concetto di “etnia”, non sostitutivo di quello di “razza”, da usare non come etichetta per “gli altri” ma come descrittore critico della percezione di identità/alterità (penso in specie alla “teoria del confine” di Barth).
Iniziamo allora da due riferimenti bibliografici (sono quelli che ho sottomano):
- Antonio Marazzi, Lo sguardo antropologico, Carocci, Roma, 1998.
(Marazzi insegna Antropologia culturale a Padova e fa un manualetto sintetico; ma sono molto utili e chiari i capitoli “Identità, alterità, etnocentrismo e reciprocità dello sguardo” e “Interetnicità e multiculturalismo”) - Vincenzo Cesareo, Società multietniche e multiculturalismi, Vita e Pensiero, Milano 2000.
(Cesareo insegna Sociologia alla Cattolica, e questo spiega la pubblicazione per i tipi di Vita e Pensiero; è ovviamente cattolico, ma la sua analisi è preziosa e le sue conclusioni sono, vista anche la data di pubblicazione, wojtilesche e non ratzingeresche)
Sto rilanciando: alla prossima.
Scuola? Geografia Epistemologia :P Libri Razzismi 30 Marzo 2008, 20:30


Lascia un commento
Devi fare login per inserire un commento.
Trackback di questo post | Iscrizione ai commenti via RSS Feed