Bongo bongo (2)

Rossella e Mammy in

Non entro qui nel merito del razzismo in “Gone with the Wind” (parlo del film, 1939; se vuoi approfondire, parti da Wikipedia). Mi interessa il linguaggio di Mammy (Hattie McDaniel), di cui cito due esempi celebri:

And I done told you and told you, you can always tell a lady by the way she eats in front of people - like a bird.

What a gentleman says and what they thinks is two different things. And I ain’t noticed Mist’ Ashley axin’ for to marry ya.

Sono esempi di African American Vernacular English o, se preferisci, Ebonics.

Vediamo come questo etnoletto (o variante diastratica?) è stato reso nel doppiaggio italiano:

Io sempre detto che donna in pubblico deve mangiare uccellino e non ingozzarsi come tacchino.

Quello che uomini dire e quello che uomini pensare essere due cose, e a me non parere che lui avere chiesto di sposarti!

Non trovo purtroppo un documento audio che attesti gli aspetti fonetici; ma abbiamo tutti presente la caratterizzazione linguistica del “bovero negro”, sostanzialmente basata sulla sonorizzazione delle sorde (p > b, t > d, c > g).

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa “caratterizzazione fonetica” non corrisponde ai tratti fonetici dell’AAVE ma è del tutto autonoma.

Lo stesso accade per i tratti morfosintattici - primo tra tutti l’uso dell’infinito in luogo della coniugazione verbale, che non trova alcuna coincidenza nell’AAVE.

D’accordo: la traduzione degli etnoletti presenta problemi specifici, spesso insormontabili, e le soluzioni possono basarsi su una “trasposizione culturale”. Un esempio ben noto e ormai stereotipato è la resa dello slang italoamericano, che viene di solito doppiato come italiano regionale siciliano o napoletano.

Mi chiedo però dove, come, quando sia sbucata fuori la caratterizzazione linguistica usata in Italia per il “bovero negro”.

Avevo già notato la frequente attestazione di tale stereotipo nel Cunto de li cunti.

Mi permetto allora di avanzare un’ipotesi: il modello è la “lingua franca” per eccellenza o sabir (cito Wikipedia in italiano, ma vedi soprattutto la voce inglese, “Mediterranean Lingua Franca”), l’unico pidgin usato nel Mediterraneo e basato su un lessico romanzo.

Se vuoi approfondire, non mancano i materiali: A Glossary of Lingua Franca di Alan D. Corré contiene diversi saggi, tra cui Renata Zago, A Dissertation on Lingua Franca, e una ricca antologia di testi (c’è Molière, c’è Goldoni, manca Basile).

2 Commenti

  1. mihary:

    ehm…etnoletto è varietà diatopica nn diastratica ^_^. l’etnoletto è il dialetto..diatopica perchè fa riferimento al luogo geografico in cui si sviluppa.
    se parli invece del linguaggio di mammy,e delle variazioni vernacolari nn c’entra molto il dialetto,ma +ttosto la componente sociale (e allora in quel caso è diastratica)il suo modo di parlare nn è considerato dal punto di vista dialettale e quindi diatopico, ma considerato come produzione linguistica derivante dalla sua classe sociale.
    Se vuoi approfondire questa cosa ti consiglio di leggere le spiegazioni di Labov xkè sono + pertinenti con la spiegazione x cui eventualmente in italiano si tende a rappresentare il modo di parlare di determinati individui in un certo modo.
    Labov fa tutto uno studio sui difetti di pronuncia caratteristici di alcune classi di individui degli stati uniti e giunge alla conclusione che tali difetti di pronuncia sono il dovuti ad una certa condizione sociale oltre che dalla componente etnica.

  2. mihary:

    perdona il commento un po confuso ma sto morendo di sonno e nn ho badato molto a come scrivevo. spero che comunque sia chiaro ciò che intendevo dire. ciao ^^

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