Anafora

Iniziale miniata

Il virtuosismo di 14 oimè sarà forse accademico (guittoniano? provenzale?), ma fa ‘l suo effetto.

Su quel punto del v. 9 ritorneremo (sì: Petrarca, Canzoniere, LXI); nota intanto l’attestazione al v. 7 di giudeo in senso dispregiativo.

Oimè d’Amor, che m’è duce sì reo,
oimè, che non potrebbe peggiorare;
oimè, perché m’avvene, segnor Deo?
oimè, ch’i’ amo quanto si pò amare,

oimè, colei che strugge lo cor meo!
Oimè, che non mi val mercé chiamare!
oimè, il su’ cor com’è tanto giudeo,
oimè, che udir non mi vol ricordare?

Oimè, quel punto maledetto sia,
oimè, ch’eo vidi lei cotanto bella,
oimè, ch’eo n’ho pure malinconia!

Oimè, che pare una rosa novella,
oimè, il su’ viso: dunque villania,
oimè, cotanto come corre ’n ella?

(Cecco Angiolieri, IV, in Rime, a cura di Gigi Cavalli, Rizzoli 1959; che a dire il vero segue il testo critico di Maurizio Vitale, Rimatori comico-realistici del Due e Trecento, Torino 1956; e vedilo anche in Wikisource)

Lascia un commento