Per un “Atlante dei luoghi immaginari”
Contemplo in libreria Il paradiso in terra. Mappe del giardino dell’Eden, di Alessandro Scafi (Bruno Mondadori, 2007, 448 pp.); e compulso il Dizionario dei luoghi letterari immaginari curato da Anna Ferrari (UTET, 2007, 700 pp.).
Questo Dizionario è cugino del Dizionario dei temi letterari, a cura di R. Ceserani, M. Domenichelli, G. Fasano (UTET 2006, 3 volumi, 2100 pp.); ma diretto discendente del Manuale dei luoghi fantastici di Gianni Guadalupi e Alberto Manguel, Rizzoli 19821, RCS 19962, 374 pp. (ed. orig. The dictionary of imaginary places, 1980: con belle illustrazioni di Graham Greenfield e carte di James Cook).
Lo recensisce Andrea Bonazzi su In tenebris scriptus.
Da un’opera del genere non si pretende perfezione; Anna Ferrari è comunque puntuale per tutto quanto riguarda i “classici”; meno purtroppo per i luoghi fantasy e fantascientifici.
Uno dei miei mondi preferiti - Rama di Arthur C. Clarke - è appena nominato; e se non pretendevo Nuraiò, mi aspettavo almeno Stranalandia, visto che di Benni si considerano Bar Sport, Bar Sport Duemila e La Compagnia dei Celestini.
Un libro del genere mi sottolinea la mancanza di quell’”Atlante dei luoghi immaginari” che nessuno ha ancora realizzato, qualcuno immaginato (tra essi anch’io con Eugenio: un progetto decisamente bipartisan).
Non ti inganni, infatti, l’Atlante dei luoghi leggendari di James Harpur e Jennifer Westwood, De Agostini, 240 pp.: sono fotografie, non carte.
Noi vorremmo, invece, qualcosa nello spirito dell’Atlante del romanzo europeo. 1800-1900 di Franco Moretti (Einaudi, 1997), che contempli (vado a caso) Omero, Apollonio Rodio, Virgilio, Dante, Ariosto, Cervantes, Swift, Stevenson, Verne, Salgari, Leblanc, Asimov, Disney, Perec (La vie: mode d’emploi), la Barcellona di Pablo Tusset… E gli universi fantasy, questo è ovvio. E Tschai. E Myst. E…
Ne riparliamo?
Geografia Viaggi Libri Recensioni inattuali 14 Febbraio 2008, 00:15


1 Commento Aggiungi il tuo
1. catalepton | 8 Luglio 2008, h. 00:24
Scrivo “non pretendevo Nuraiò”; ma nel “nostro” atlante ci sono anche i nostri “macondi”:
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