Ancora sulla traduzione contrastiva

Quinto Orazio Flacco, stampa da André Thevet (1584)

Rifonderò quanto segue nelle pagine dedicate alla “traduzione contrastiva”… ma intanto fa piacere trovare conferma a quanto stavo meditando.

Trovo infatti in Antonia Piva, Didattica dei generi letterari: la poesia, Modulo 8 del master in Didattica della lingua latina, ScuolaIaD - Università di Roma Tor Vergata, s.d., pp. 33 ss., un capitoletto intitolato “Un’utile strategia: la traduzione contrastiva”, da cui stralcio:

Per sviluppare le competenze di traduzione intesa come comprensione, selezione, gusto, una grande efficacia didattica viene dalla cosiddetta traduzione contrastiva.
Questo metodo, particolarmente utile nel triennio, è assai remunerativo nella fruizione del testo poetico, proprio mediante l’attività di traduzione.
Con la traduzione contrastiva, si abbassa il timore da prestazione e si elevano le capacità esegetiche degli studenti, in una sorta di emulazione coi “traduttori professionisti”. Solo apparentemente più facile delle consuete prove di traduzione – l’allievo pensa sia impossibile sbagliare –, essa serve a fondere educazione linguistica ed educazione letteraria, elevando progressivamente le competenze degli allievi. Infatti, lungi dall’abbassare le capacità di traduzione “tradizionale” le aumenta, poiché lo studente interiorizza le problematiche della traduzione. È dunque una strategia eminentemente metacognitiva; può essere utilizzata anche per rilanciare la motivazione.
Va impostata con laboratori in classe, anche di gruppo; solo in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e le finalità, si daranno lavori domestici e, da ultimo, verifiche in classe.

  1. Si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, anche di epoche diverse, anche con proposte straniere.
  2. Si legge il testo latino e le traduzioni offerte, con una prima lettura complessiva
  3. Si segmenta il testo latino, raffrontando le diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le loro proposte
  4. Si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, dei punti in cui le diverse traduzioni si mostrano più adeguate
  5. Da questa falsariga, si arriva a una traduzione autonoma
  6. È possibile accompagnare la traduzione con un commento che chiarisca e giustifichi le proprie soluzioni e dia una valutazione sul grado di adeguatezza e personalizzazione delle “traduzioni ufficiali”.
  7. È possibile offrire allo studente delle domande-guida per sviluppare la scheda di cui al punto 6.

Madama Piva usa come esempio proprio Hor. Carm. I 11, di cui propone diverse traduzioni (un’altra ventina, a partire dal 1675, in Giovanni Sega, Tradurre la poesia, modulo 13 del medesimo master, pp. 8 ss.; ma i due ci avevano già lavorato, e traggono i materiali da A. Piva, G. Sega, O. Di Bucci Felicetti, Est modus, II, Firenze, La Nuova Italia, 2002).

Trascelgo questa traduzione metrico-umoristica, realizzata nel 1991 dagli studenti del Liceo Classico “Virgilio” di Roma:

Tu non devi saper! qual ci darà termine ultimo
Giove, Leuconoè; non consultar numeri e cabale!
Certo è meglio, sarà quel che sarà, attendere docili,
sia che più noi avrem geli d’inverni e anche se è l’ultimo
quel che Giove or a noi concederà e il mare Tirrenio
sulle opposte scogliere or si accanisce per demolircelo
incessante; sarai saggia se vin filtri e brevissima
la speranza tu hai; a noi che parliam fuggesi l’invido
tempo; carpe diem; non crederai mica alle favole?

*    *    *

La stampa raffigurante Orazio proviene, probabilmente, da André Thevet, Les vrais pourtraits et vies des hommes illustres grecz, latins et payens, recueilliz de leurs tableaux, livres, médalles antiques et modernes, 1584; ma non ci metto la mano sul fuoco.

Parodia Scuola? Classics Versi 8 Febbraio 2008, 00:05  



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