Ancora sulla traduzione contrastiva

Rifonderò quanto segue nelle pagine dedicate alla “traduzione contrastiva”… ma intanto fa piacere trovare conferma a quanto stavo meditando.
Trovo infatti in Antonia Piva, Didattica dei generi letterari: la poesia, Modulo 8 del master in Didattica della lingua latina, ScuolaIaD - Università di Roma Tor Vergata, s.d., pp. 33 ss., un capitoletto intitolato “Un’utile strategia: la traduzione contrastiva”, da cui stralcio:
Per sviluppare le competenze di traduzione intesa come comprensione, selezione, gusto, una grande efficacia didattica viene dalla cosiddetta traduzione contrastiva.
Questo metodo, particolarmente utile nel triennio, è assai remunerativo nella fruizione del testo poetico, proprio mediante l’attività di traduzione.
Con la traduzione contrastiva, si abbassa il timore da prestazione e si elevano le capacità esegetiche degli studenti, in una sorta di emulazione coi “traduttori professionisti”. Solo apparentemente più facile delle consuete prove di traduzione – l’allievo pensa sia impossibile sbagliare –, essa serve a fondere educazione linguistica ed educazione letteraria, elevando progressivamente le competenze degli allievi. Infatti, lungi dall’abbassare le capacità di traduzione “tradizionale” le aumenta, poiché lo studente interiorizza le problematiche della traduzione. È dunque una strategia eminentemente metacognitiva; può essere utilizzata anche per rilanciare la motivazione.
Va impostata con laboratori in classe, anche di gruppo; solo in un secondo momento, chiarita la scaletta operativa e le finalità, si daranno lavori domestici e, da ultimo, verifiche in classe.
- Si propone un testo di rilevante valore artistico, accompagnato da almeno quattro traduzioni d’autore, anche di epoche diverse, anche con proposte straniere.
- Si legge il testo latino e le traduzioni offerte, con una prima lettura complessiva
- Si segmenta il testo latino, raffrontando le diverse proposte di traduzione, per selezionare e scartare di volta in volta le loro proposte
- Si arriva a una prima traduzione mediata, sulla scorta, cioè, dei punti in cui le diverse traduzioni si mostrano più adeguate
- Da questa falsariga, si arriva a una traduzione autonoma
- È possibile accompagnare la traduzione con un commento che chiarisca e giustifichi le proprie soluzioni e dia una valutazione sul grado di adeguatezza e personalizzazione delle “traduzioni ufficiali”.
- È possibile offrire allo studente delle domande-guida per sviluppare la scheda di cui al punto 6.
Madama Piva usa come esempio proprio Hor. Carm. I 11, di cui propone diverse traduzioni (un’altra ventina, a partire dal 1675, in Giovanni Sega, Tradurre la poesia, modulo 13 del medesimo master, pp. 8 ss.; ma i due ci avevano già lavorato, e traggono i materiali da A. Piva, G. Sega, O. Di Bucci Felicetti, Est modus, II, Firenze, La Nuova Italia, 2002).
Trascelgo questa traduzione metrico-umoristica, realizzata nel 1991 dagli studenti del Liceo Classico “Virgilio” di Roma:
Tu non devi saper! qual ci darà termine ultimo
Giove, Leuconoè; non consultar numeri e cabale!
Certo è meglio, sarà quel che sarà, attendere docili,
sia che più noi avrem geli d’inverni e anche se è l’ultimo
quel che Giove or a noi concederà e il mare Tirrenio
sulle opposte scogliere or si accanisce per demolircelo
incessante; sarai saggia se vin filtri e brevissima
la speranza tu hai; a noi che parliam fuggesi l’invido
tempo; carpe diem; non crederai mica alle favole?
* * *
La stampa raffigurante Orazio proviene, probabilmente, da André Thevet, Les vrais pourtraits et vies des hommes illustres grecz, latins et payens, recueilliz de leurs tableaux, livres, médalles antiques et modernes, 1584; ma non ci metto la mano sul fuoco.


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