Un’altra giovinezza

Un’altra giovinezza di Coppola (2007) compendia tutti i grandi temi dell’immaginario letterario e cinematografico. La ricerca della protolingua, poi, mi affascina da quando avevo tredici anni. Vorrei parlarne, non trovo mai la concentrazione. So già che dimentico i film, mi dispiacerebbe accada anche per questo. Allora, per non dimenticare, affiggo alla sua puntina questa minirecensione:
Colpito da un fulmine, invece di morire, un linguista settantenne rumeno ringiovanisce nelle cellule e, faustianamente, pur avendo la possibilità di ricominciare tutto da capo e finire i suoi alti studi sul protolinguaggio, penetrando nei segreti egizi, sumeri e oltre, decide per il gran gesto “zen” di non vendersi l’anima. Non so se Mircea Eliade (dal cui romanzo Coppola ha tratto questo film diretto dieci anni dopo l’ultimo) viene rispettato o affettuosamente scavalcato, sia a destra che a sinistra, dalla religiosità dell’al di qua e un po’ hippeggiante del regista di Apocalypse now che oggi si autofinanzia come un ragazzino alle prime armi. Certo è che anche Eliade avrebbe amato il film per come è cinematograficamente. Una vera pasticceria per occhi e cuori golosi.
(r.s. su Alias del 10 novembre 2007, p. 10)
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