Sei di centouno

Catullo su un francobollo del 1949

Il Progetto Centouno prosegue?

Per tanti mari, e popol disuguale,
Frate, son giunto al mesto funerale;
Di morte a darti alfin l’onor dovuto,
E’ indarno favellar col cener muto.
Giacché a me t’involò l’empio destino,
tolto ahi senza pietà, fratel meschino!
Frattanto ‘l don, che al grato uffizio, e mesto
Giusta l’uso degli avi or io ti presto,
Prendil molle del pianto mio fraterno:
E addio, fratello, addio, ave in eterno.

(C. Valerio Catullo tradotto dal padre Luigi M. Rigord della Compagnia di Gesù, Malta, F. Naudi, 1839, p. 114)

Non è malvagio questo lavoro del maltese Luigi Maria Rigord (1739-1823), che pur rifà un Catullo

purgato sì, che salva resti l’onestà de’ lettori, il fior massimamente della tenera gioventù, la quale più che l’eloquenza del parlare, e gli ornamenti della lingua, è facile ad apprendere i lusinghieri dettami di licenziosa insinuante poesia. (p. vii)

Infatti l’abate ha sottomano l’aldina del 1566, ma preferisce le edizioni mendate:

Annales Volusi lutata charta

Proterve Thalle, mollior cuniculi capillo

Bononiensis Rufa Rufulum fallit

e anziché lo scandaloso Pedicabo ego vos et irrumabo

Nil audibo ego vos, nil morabor.

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