Storytelling: “Tutto può cambiare”

Ho paura di impelagarmi un’altra volta… ma non dimentichiamo che butto qui in beato dilettantismo (per usare un’espressione di Antonio Vigilante), e senza remore acribiche, tutto ciò su cui non potrei o saprei lavorare sul serio.
Non so davvero se sia “pabulum di prima qualità”; certo è che il modo stesso in cui ho scelto di buttar giù (volta per volta, senza pensarci troppo, sì, insomma, κατὰ λεπτόν) comporta una notevole percentuale di spropositi e scemenze.
Vabbe’, diamoci da fare.
Aguzzate la vista: diciassette differenze tra i due protagonisti di questo volantino pubblicitario.
- le pareti grigie e sporche diventano di un bel celeste luminoso
- i piccoli, anonimi, dozzinali e mal incorniciati quadretti si trasformano in un grande e luminoso paesaggio (allusione al “moderno” desktop di WindowsXP?), in costosa cornice anodizzata
- la tenda frusta e demodé si tramuta in un elegante e ben stirato pannello
- l’antiquatissimo pc (con floppy disk!) viene sostituito da un metallizzatissimo portatile (forse un esperto ne riconoscerebbe la marca)
- la dozzinale alogena da tavolo (spenta) si converte in una lussuosa Artemide che spande benevola luce
- il tavolo di legnaccio scuro recuperato dal rigattiere si evolve in tavolino basso, ovviamente di metallo (anche la diversa funzione dei tue tavoli è allusiva: lavoro vs. ozio)
- alla moquette lisa e sporca - ovviamente scura - subentra un lucidissimo parquet - ovviamente chiaro
- il divano della nonna, sfondato e rivestito di consunta fodera a fiorami si reincarna in un fiammante divano di pelle nera (con la struttura metallica; anche in questo caso un esperto riconoscerebbe il designer)
- la stropicciata maglietta blu è rimpiazzata da una smagliante camicia bianca, fresca di bucato
- non più i jeans (basti la parola), ma pantaloni beige dal taglio classico
- alle scarpacce da tennis dai lerci lacci e suole corrispondono lucidi e costosi mocassini neri
- spettinato vs. pettinato
- la postura (a): insicurezza e “chiusura” delle braccia conserte si sciolgono nella sicurezza e “apertura” delle mani in tasca
- la postura (b): l’instabilità delle gambe accavallate si risolve nella stabilità delle gambe ben divaricate
- la postura (c): all’instabile e asimmetrico accavallamento dei piedi si contrappongono i “piedi per terra”
- l’espressione facciale (a): l’asimmetrica smorfia della bocca si appiana in un ammiccamento
- l’espressione facciale (b): le sopracciglia alzate in uno sguardo di traverso (rivolto con invidia all’alter-ego di destra!) hanno per contraltare uno “sguardo negli occhi” pacato e sicuro di sé.
Non sorvoliamo sull’impostazione grafica: Monicà mi fa notare l’opposizione rosso-blu (il rosso a sinistra: un passato di tensioni; il blu a destra: un futuro sereno); “tutto può” a sinistra, “cambiare” a destra; “4 €” a sinistra, “10.000 €” a destra; “al giorno” a sinistra, “120 mesi” a destra. E, sì, ci si riferisce a dati oggettivi; ma la simmetria simbolica impone a queste semplici parole un’iperconnotazione: passato vs. futuro, poco vs. molto, insicurezza (”vivere alla giornata”) vs. sicurezza, stabilità, lunga durata…
Il contenuto del messaggio è fin troppo chiaro. “Tutto può cambiare”: un prestito BNL ti permette non solo di cambiare il guardaroba e l’arredamento (ciò che hai), ma addirittura ciò che sei.
Attraverso le simmetrie si racconta una storia: il personaggio è lo stesso prima e dopo il finanziamento (secondo le convenzioni narrative dell’iconografia occidentale a sinistra c’è il prima, a destra c’è il dopo).
Una narrazione, dunque. Secondo un modello pubblicitario sempre più diffuso, ci contan storie (ma lo dicono in inglese: storytelling); e così si spiega anche l’esplicita allusione (anch’essa “di tendenza”) ad una “storia” cinematografica: il volantino raffigura infatti la locandina di un film (”BNL presenta…”) appartenente a quel genere che potremmo chiamare “commedia x contro y”, e ne compendia tutti gli stereotipi.
Confronta per esempio queste due locandine - scelgo apposta due film insignificanti: “Gemelli” (”Twins”, 1988) e “Boygirl” (”It’s a boy girl thing”, 2006):


Per capire cosa si intende oggi per storytelling puoi partire da un’interessante analisi di caso: un vecchio discorso di Steve Jobs. In Rete troverai più che altro pubblicità di pubblicità (anche se è illuminante lo Storytelling center: vedi per esempio “The six stories you need to know how to tell”).
Ti vuoi fare un’idea più precisa? Tùrati il naso. Questo è il punto di vista del pubblicitario:
A livello di comunicazione esterna, prettamente pubblicitaria, lo storytelling può contribuire al posizionamento dei brand sul mercato e nella mente dei consumatori. Se si può affermare che le imprese hanno una storia allo stesso modo è possibile dire che i brand sono una storia: essi incarnano i valori e la filosofia delle imprese stesse e li propongono in maniera evocativa e suggestiva. Lo storytelling è in grado di ampliare e rafforzare questo processo di costruzione del mondo di marca: copy strategy, storyboard e claim altro non sono che gli ingredienti della narrazione di un brand. Le storie dei prodotti potrebbero essere nate insieme ad essi, oppure costruite ad hoc, o ancora prese in prestito dalla letteratura e dalla memoria collettiva. Poco importa l’origine della storia, ciò che conta è che essa sia coerente con la strategia e la filosofia aziendale: ogni impresa ha delle origini da raccontare, dei fondatori di cui vantare le gesta, una cultura e un’identità che ne hanno determinato lo sviluppo. A ben vedere, poi, la pubblicità stessa è una storia condensata in pochi secondi o in una pagina di giornale: fin dai tempi di Carosello la pubblicità ha raccontato delle storie, costruendo intorno al prodotto un vero e proprio mondo, venduto insieme al prodotto stesso. (Lisa Monzani)
Ma ci serve qualcos’altro. Perché, non so se l’hai capito, in tempi in cui politica, spettacolo e marketing sono la stessa cosa dobbiamo imparare a smontare questi giocattoli.
Credo che l’unico ad aver affrontato come si deve il tema sia Christian Salmon, di cui ho letto il fulminante Una macchina inventa-storie (Le monde diplomatique, novembre 2006; ma vedi anche il testo originale, Une machine à fabriquer des histoires, in una pagina con utili collegamenti ad articoli affini sui temi della pubblicità e della comunicazione).
Salmon ha ora pubblicato Storytelling. La machine à fabriquer des histoires et à formater les esprits, Editions La Découverte, 2007. Temo che me lo dovrò comprare.
Metatag Scrittura Politica? Rettorica Réclame 7 Gennaio 2008, 00:05


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