Ritengo di
E continuo a girare intorno a queste Interviste impossibili. Ottantadue incontri d’autore messi in onda da Radio Rai (1974-1975), edizione integrale a cura di Lorenzo Pavolini, RadioRai-Donzelli 2006.
Vi trovo finalmente (p. XXXI):
l’autore non ha ritenuto di concedere la liberatoria.
“Non ha ritenuto di”: lo sento dire tutti i giorni, e ogni volta mi provoca un sottile, indefinibile fastidio.
Come se mettesse in discussione - ma di sbieco, in sfumatura - le mie sicurezze espressive.
Ma ora che lo vedo scritto mi ci soffermo.
Una brevissima indagine mi conferma l’impressione: lo dicono, sì, lo dicono e lo scrivono: dai resoconti steno della Camera (”il procuratore generale non ha ritenuto di proporre il ricorso per Cassazione”) alle sentenze del TAR (”il Collegio … non ha ritenuto di dovere annullare le disposizioni”).
Dovrebbe essere evidente che quel “ritenere di” vale per “ritenere opportuno”.
E sfido chiunque a trovare traccia di questo valore speciale in un dizionario di italiano.
Vabbé, la lingua si trasforma: però avvertitemi.
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