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The Pensieve

Una precisazione: ho detto subito che era più che altro per sgravarsi della calca di pensieri.

Spero sia ovvio che questa frequentia interiore è priva di cronologia.
Perciò, ad esempio, recensioni inattuali; e i cauti movimenti con cui pian piano sto sciogliendo alcuni groppi.

Non credo di “confondere” pubblico e privato; niente di nuovo sotto il sole della scrittura occasionale, se possiamo condividere queste parole di venticinque anni fa:

Ogni tanto raccolgo in volume gli scritti occasionali, gli articoli, le polemiche, le nugae, quelle osservazioni che un tempo si stendevano come pagine di un diario privato. Oggi, con i mezzi di massa che non solo permettono, ma incoraggiano la messa in pubblico delle proprie reazioni immediate agli eventi e ai problemi, le pagine di diario escono a stampa, e a puntate. Hanno il vantaggio di non poter essere riscritte ad uso dei posteri. Sono scritte per i propri contemporanei, possono incorrere in contraddizioni, e nel reato di giudizio avventato. Sono, per chi scrive di professione, il modo più giusto (e in ogni caso il più responsabile) di impegnarsi politicamente.

(Umberto Eco, “Introduzione” a Sette anni di desiderio, Bompiani, Milano 1983, p. 5)

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