Le Journal des Débats pubblica, tra il serio ed il faceto, uno scritto in cui si attribuisce a Mussolini il proposito di relegare in Sardegna tutti gli ebrei italiani. Con i tempi che corrono, queste cose vanno prese sempre sul serio. Come sardo, nato in Sardegna e rappresentante di sardi, io mi considero direttamente interessato. » Continua…
Al aparecer Augusto a la puerta de su casa extendió el brazo derecho, con la mano palma abajo y abierta, y dirigiendo los ojos al cielo quedóse un momento parado en esta actitud estatuaria y augusta. No era que tomaba posesión del mundo exterior, sino era que observaba si llovía. Y al recibir en el dorso de la mano el frescor del lento orvallo frunció el sobrecejo. Y no era tampoco que le molestase la llovizna, sino el tener que abrir el paraguas. ¡Estaba tan elegante, tan esbelto, plegado y dentro de su funda! Un paraguas cerrado es tan elegante como es feo un paraguas abierto.
Sterminato è il mare di carpe diem – dai prototipi sino a Ricardo Reis e persino allo pseudo-Neruda di Muere lentamente, che tanto piacque a Mastella:
¡Vive hoy!
¡Arriesga hoy!
¡Hazlo hoy!
Dopo il carpe malum, proviamo a isolare da questo mare il τόπος, ben più frequente, del carpe florem. Attenzione: non potendo cogliere tutte le rose letterarie, ci dedicheremo solo a quelle che caratterizzano il topico invito ad amare, prima che la bellezza sfiorisca. Come scrive Giovanni Pozzi,
Il materiale letterario accumulatosi intorno al soggetto della rosa può esser raggruppato quasi per intero intorno alle due motivazioni del colore e della transitorietà. Il figurato toccato dalla relazione analogica del colore è quasi esclusivamente il viso et quidem nei due dettagli delle guance e della bocca; il figurato messo in luce dalla motivazione della transitorietà è il contrasto tra fiorire e avvizzire, o meglio, l’imprevedibilità dell’avvizzire quando si hanno gli occhi sulla gloria del fiorire.
(Giovanni Pozzi, Temi, τόποι, stereotipi, in Letteratura italiana. III. Le forme del testo. 1. Teoria e poesia, Einaudi, Torino, 1984, p. 394)
Raccolgo un suggerimento di Gabriel Laguna che, sul suo blog Tradición Clásica, accosta un video trovato su YouTube (è Mould,di Alasdair Fitz-Desorgher) a due epigrammi dell’Antologia Palatina.
M’ero completamente dimenticato di questo vecchissimo post su it.cultura.linguistica.italiano, che se non altro dimostra quanto sono monotono:
Non posto spesso, ma questa permettetemela.
Curiosando l’altrieri per i vialetti d’un cimitero campestre, tra le vestigia dei “rude forefathers of the hamlet” ho notato le due epigrafi gemelle, datate 2002, che vi trascrivo:
“Caro papà per me
hai fatto tanto
con 1 lacrima ti porto 1 fiore
e il tuo sorriso sarà
per sempre nel mio cuore”
“Cara mamma: di 1 rosa
6 gemella ma di tutte
sarai X sempre la più bella”
Si potrebbe pensare che siano state dettate da un(’)adolescente; ma ne dubito: i defunti erano ultraottantenni.
Sembrano proprio due SMS (tra l’altro entrambe hanno… meno di 160 caratteri).
L’epigraficità (la lapidarietà?) dei messaggini assurge dunque a dignità inaspettate, tornando ai luoghi e ai supporti per cui era nata e iniziando a sostituire i desueti RIP, HSE, STTL. ;-)
Segnalo anche, a margine, un esempio di epitaffio scritto in burocratese:
“Fisicamente non riusciamo a vederti ma il tuo ricordo permane al centro dei nostri pensieri”
Beneath a stone in Redcliffe’s churchyard lies
What was a strange thing in God’s House, a cat.
Which was, before its very sad demise
Often upon the organ-stool just sat
Listening to the music played soft and sweet,
Or, in the organist’s lap so still and warm.
It would not ‘turn-a-whisker’ at the treat
Of the notes changing to a ‘pedalled’ storm
Its purpose in life was to keep from view
Those furry creatures, lest they think a pew -
Especially at Harvest Time of year -
To be a place that would, to them, be dear.
Now the number of its years can be found
To all who look within this holy ground.
Antinoo. Capo dei Proci, principi achei che, in assenza del re di Itaca, tentano in ogni modo di usurpargli il trono sposandone la moglie. Bivaccano nella reggia di Ulisse, compiendo ogni sorta di prepotenze, in attesa che Penelope si decida a scegliere tra loro uno sposo.
Immagine e didascalia vengono da Anna Tancredi - Patrizia Bugiani - Tea Noja, Letture in primo piano, vol. 1, Garzanti Scuola, Novara, 2005, p. 230.
Beninteso: un ottimo manuale per la scuola media, di cui anzi riparleremo. E se cerco peli nell’uovo ce ne sera que par rys…
Ma Cristina Colombo, responsabile delle ricerche iconografiche, ha confuso l’uno per l’altro Antinoo.
Lodovico Griffa, Il nuovo Latina Lectio. Versioni latine per il triennio, Petrini, Novara, 2007, è un prodotto scolastico collaudato e senza dubbio interessante, di cui prima o poi dovremo riparlare a proposito di “analisi contrastiva di traduzioni”.
Non è per accrescere la Foire aux cancres né per esporre al ludibrio l’onesto lavoro di Griffa. Ma oggi l’editoria scolastica pubblica e ripubblica con troppa fretta. Un esempio?
Ergo in primis auctoritatem pecuniae demito (Sall. Ep. ad Caes. I, 7)
non si può chiosare, per aiutare lo studente, “Demito: voce del verbo demittere, ma non è il presente indicativo” (vol. A, p. 455)… Sallustio sembra proprio destinato a questo genere di castronerie.
Chaim mi dà il la trascrivendo con puntigliosità - compresi i… quattro puntini - questo “curioso sonetto” di Ferdinando Fontana (introvabile: non è tra le Poesie e novelle in versi, Milano 1877, di Liberliber):
Il sonetto
Di nostra vita immagine è il sonetto:
Tutto sorride a noi nell’età prima
E, anch’ei, nei primi quattro versi, ha rima
E pensiero e armonia tutti di getto.
Ma nei secondi quattro, aimè, il concetto
Par che un incúbo faticoso opprima;
Sicchè convien dar mano a pialla e a lima
Per cavar fuori un uom da un giovinetto.
Nè la virilità della terzina,
Che segue tosto, ha miglior sorte ancora;
Anzi più scabra contro a noi si ostina.
Pur, se si vince, se si afferra allora
Dei vecchi dì la punta peregrina,
Fatto è il sonetto…. e giunta è l’ultim’ora!
(da Ferdinando Fontana, Poesie vecchie e nuove, 1876-1891, Milano, presso l’autore, 1892, p. 59)
L’ex libreria Cocco è ora il Carhartt Square: chi è passato di lì la sera del 24 aprile ha assistito al vernissage - live painting di Iaco (Ilaria Gorgoni). Ecco le locandine: 12.
Il live painting e l’allestimento sono documentati anche sul MySpace di Iaco. Non mi dispiace la tecnica mista di calligrafismi drammatici, action painting e dripping(in pratica Schiele+Pollock).
Peccato che Iaco non abbia pubblicato qualche foto del suo vero capolavoro, le magliette: non quelle da uomo - che strizzano troppo l’occhio allo skater-style - ma la crudele serie fiabesco-splatter vagamente retro (per intenderci, à la Tenniel). Se t’accontenti di un parziale succedaneo, ecco variazioni sui temi di Alice in Wonderland e De røde sko…
Ti senti in un posto imprecisato tra Pirenei e Balcani. Poi capisci: è solo la prova generale per il pellegrinaggio gitano a Saintes-Maries-de-la-Mer.
La Fanfare Vagabontu, “Fanfare Tzigane de Moldavie” (ma il solista appartiene alla comunità Rom di Marsiglia), ha pubblicato il suo primo CD - vedi un po’ su vagabontu.org e su MySpace. Su YouTube solo pessimi video, ma c’è anche una specie di retroversione di Bella ciao.
“Einstein, quando cercò rifugio in America, dovette compilare un modulo. Alla voce: razza? rispose: umana.”
In una forma o nell’altra, questo aneddoto compare un po’ dappertutto - nei libri di storia, sulla stampa (cito infatti da un articolo di Enzo Biagi del 1992).
Io appartengo all’unica razza che conosco, quella umana.
e spiega che
Quando nel 1933 sbarcò negli Stati Uniti per trasferirvisi definitivamente, [Enstein] rispose così in un modulo da compilare datogli dai funzionari portuali di New York, che chiedeva a quale razza appartenesse.
Rufus Barbarae feles est; apud Colosseum vagus vivebat, cum multis aliis felibus.
(da Sergio Nicola - Franca Nicco, Latinamente. Lingua e civiltà, Petrini, [Novara], 2008, p. 185)
D’accordo: per semplificazione didattica possiamo lasciar perdere la dubbia corrispondenza di feles con “gatto” e la dubbia presenza di gatti nella Roma imperiale.
Ma l’associazione tra gatti randagi e Colosseo è anacronistica: quella colonia felina sarà pur secolare, ma - immagino - solo da quando Roma è andata in rovina. Mica mangiavano trippa di gladiatore.
[La citazione del titolo è dagli Aristogatti; ma nell'originale "Romeo, er mejo der Colosseo" era "Thomas O'Malley, the alley cat", e parlava con spiccato accento irish.]