Con questa razza di giudizio e di critica che si trova oggi in Italia, coglione chi si affatica a pensare e a scrivere. Scrivere poi senza affaticarsi punto e senza pensare, va benissimo, e lo lodo molto, ma per me non fa, e non ci riesco.
(Giacomo Leopardi, dalla lettera ad Antonio Papadopoli del 25 febbraio 1828)
Nell’immagine: Anonimo, “Eh bien, oui, je suis un âne ; mais qu’est-ce que ça prouve ? Ca prouve que / je viens à votre école, v’la tout.”, incisione a stampa, 13,2 x 14,5 cm, 1830 circa (dalla banca dati Mnemosyne del Musée national de l’Education di Rouen)
Nel 1811 Westall dipinse una prima versione di questo quadro per il collezionista inglese Richard Payne Knight (cfr. Michael Clarke - Nicholas Penny [a cura di], The Arrogant Connoisseur: Richard Payne Knight. 1751-1824, Manchester University Press, 1982; scheda a p. 187); esposto alla Royal Academy, il dipinto attirò l’attenzione di un altro mecenate, Thomas Hope, che ne commissionò una versione di maggiori dimensioni, differente solo perché “is tighter in composition and gives a more commanding presence to the figure of Dionysius”.
Introdotte dalla formula “stanno spopolando sul web”, le foto di Ben Heine stanno spopolando sul web.
Gli è che nel giro di pochi giorni tutti hanno deciso di parlarne (io ne ho letto sul País, poi vedo che anche Repubblica gli ha dedicato una galleria; eccetera). Però mi sembra eccessivo parlare di “progetto artistico” e di “quotazioni in ascesa”: su Flickr vedo illustrazioni piuttosto “di genere”, foto sovraccariche di photoshopping pacchiano, e se la serie “Digital Circlism” è interessante, quella “Pencil Vs Camera” diverte ma dopo un po’ stucca.